Per il quarto anno consecutivo, si è sviluppato il progetto ALPAS – Applicare La Pedagogia Alla Scuola – che prevede la collaborazione dell’URS – Ufficio Regionale Scolastico e dell’ANPE – Associazione Nazionale Pedagogisti, invitando la figura del pedagogista nelle scuole di ogni ordine e grado, in vari ambiti quali formazione, sportello di ascolto e attività laboratoriali.

Nell’edizione 2025-2026 ho svolto un’attività laboratoriale su nove classi quinte di scuole primarie di Genova e Bordighera coinvolgendo più di 150 studenti. L’intervento si è focalizzato sull’educazione ad un uso corretto e responsabile degli schermi e sui rischi legati alla salute e all’esposizione online dei minori. L’intervento è stato calibrato su bambini di 10 anni ed è stata scelta proprio questa fascia d’età perché i ragazzini si trovano in un momento delicato di passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado, avranno più accesso ai dispositivi tecnologici ed è importante iniziare a fare educazione al digitale per regalare loro piccole perle di autoconsapevolezza, autoregolazione e informazioni che possono loro venire utili in futuro.
Sia gli alunni che le insegnanti si sono dimostrati interessati all’argomento e collaborativi. Per rispettare i tempi di attenzione dei bambini e non appesantire troppo l’intervento, questo è stato strutturato alternando momenti di spiegazione a momenti di dialogo e scambi di esperienze a momenti pratici in cui erano i bambini i protagonisti delle attività.
La reciproca presentazione fra pedagogista e alunni è stata fatta scrivendo ognuno il proprio nome su un cartoncino pieghevole, come piccoli partecipanti ad un importante convegno, successivamente decorato con emoticon adesive che richiamavano il loro stato d’animo e il loro sentire. È importante dare un rimando positivo a ciascuno sulla loro prima attività per entrare in sintonia e conoscere qualche piccolo aspetto in più di loro stessi, delle loro emozioni, gusti e quotidianità.
Dopo questo lavoro introduttivo, ho somministrato ai bambini un breve questionario sulle abitudini all’uso degli schermi, a cui gli alunni hanno risposto con entusiasmo a voce o per alzata di mano.
Qui di seguito è riportato uno schema riassuntivo con le domande fatte, il numero di bambini che ha risposto in maniera affermativa a ciascuna domanda e la percentuale di risposte affermative sul totale dei bambini intervistati.
| DOMANDE | N. BAMBINI | PERCENTUALE |
| Quanti bambini hanno un proprio cellulare? | 72 | 47,4% |
| Quanti bambini usano un tablet? | 94 | 61,8% |
| Quanti bambini hanno una Nintendo switch o altri dispositivi di gioco? | 110 | 72,4% |
| Quanti bambini giocano tutti i pomeriggi ai videogiochi? | 35 | 23% |
| Quanti bambini giocano 3-4 giorni a settimana ai videogiochi? | 80 | 52,6% |
| Qual è il vostro videogioco preferito? | Roblox, Fortnite, Brawl stars, Fifa, Minecraft | PEGI ! (Parental guidance recommended), PEGI 12, PEGI 7, PEGI 3, PEGI 7 |
| Quanti bambini usano dispositivi tecnologici fuori casa? (mentre sono in pizzeria, dal medico, ecc.…) | 57 | 37,5% |
| Quanti bambini hanno avuto dai genitori delle regole sull’utilizzo degli schermi? | 133 | 87,5% |
Da queste risposte si può notare che più del 70% dei bambini ha un tablet o una console in casa che usa per giocare o per navigare sul web e poco meno della metà dei bambini possiede già un proprio cellulare. Si può comprendere che l’uso degli schermi è ampiamente diffuso in questa fascia d’età anche dall’uso quotidiano che ne fanno: più del 50% dei bambini dichiara di utilizzare schermi per giocare 3-4 volte a settimana e più di uno su 3 li utilizza anche fuori casa.
Sebbene la maggior parte degli alunni intervistati dichiari che i genitori abbiano dato loro regole di utilizzo, alcuni videogiochi utilizzati, come Fortnite o Roblox, sono consigliati a giocatori di una fascia di età maggiore o, nel caso di Roblox, viene raccomandato l’uso del gioco supervisionato da un adulto.
Dopo questo breve sondaggio orale, è iniziata la parte di spiegazione sui rischi legati all’uso eccesivo degli schermi e del web, specificando, come prima cosa, che la tecnologia è semplicemente uno strumento nelle nostre mani e dipende da noi l’uso che ne facciamo.
I rischi presentati ai bambini sono stati essenzialmente tre:
-
- Rischi legati alla salute, ovvero affaticamento della vista, possibili problemi alla schiena articolazioni a causa di posizioni scorrette, diminuzione dell’attività fisica e conseguente rischio di sovrappeso, difficoltà a prendere sonno la sera a causa di un sovraccarico di immagini e di informazioni che il cervello non riesce ad elaborare e processare velocemente.
- Rischi legati alla socialità con i pari: l’uso eccesivo di schermi può portare all’isolamento domestico, alla mancanza di voglia di uscire di casa, di vedersi e giocare con i pari in contesti esterni ai videogiochi.
- Rischi legati all’esposizione e alla condivisione di dati sensibili, come fotografie o video di minori, dati personali come indirizzo di casa, scuola frequentata, ecc… e dati sulla privacy come password o numeri di carte di credito.

Dopo un breve scambio di idee su questi rischi e sulle motivazioni che spingono i genitori a dare loro delle regole, gli alunni hanno iniziato un lavoro di brainstorming a piccoli gruppi, dove ogni gruppo ha creato in autonomia almeno tre regole sull’uso degli schermi, da condividere successivamente con la classe, in modo da redigere un decalogo di regole che tutti si sarebbero impegnati a rispettare.
Dal brainstorming in piccoli gruppi sono nati davvero molti spunti interessanti, provenienti sia dalla loro fantasia che dalla loro capacità di rielaborare le esperienze passate e le regole introiettate. È importante iniziare a stimolare già a questa età un senso di autoregolazione e autoefficacia, che li porterà in futuro ad essere maggiormente consapevoli e responsabili delle proprie azioni.
Purtroppo, i genitori non sempre riescono a controllare in modo costante e assiduo il tempo trascorso sugli schermi e i contenuti ai quali i bambini sono esposti quando navigano in rete. Far ricadere la totale responsabilità e le eventuali mancanze di controllo totalmente su di loro è inutile, insensato e colpevolizzante. Non serve a nessuno fare sentire un genitore in colpa per ciò che non è riuscito a fare. È più educativo e utile, invece, creare un processo di collaborazione fra scuola, famiglie e ragazzi, iniziando a sensibilizzare e a responsabilizzare i bambini fin da piccoli, in modo che diventino preadolescenti e adolescenti più attenti e consapevoli di ciò che possono e non possono fare online, sui social e dei pericoli in cui possono imbattersi, donando loro piccoli strumenti per potersi difendere e non subire passivamente le insidie del web.
Ogni gruppo ha poi presentato e spiegato le proprie regole alla classe, creando talvolta veri e propri momenti di discussione e condivisione delle proprie idee ed esperienze. Alla fine ne è uscito un elenco personalizzato in ogni classe, che poi gli alunni hanno trascritto su un cartellone, dando un proprio titolo. Mentre alcuni alunni scrivevano le regole riassunte alla lavagna, gli altri creavano disegni inerenti agli argomenti trattati, in modo da abbellire il cartellone, che poi è stato appeso in classe.
La parte finale dell’intervento si è concentrata sul racconto della fiaba di “Cappuccetto rosso nel bosco del web” ovvero la storia di Cappuccetto rosso riadattata e ambientata ai giorni nostri. Da secoli le fiabe e le favole sono state raccontate ai bambini e agli adulti con lo scopo di insegnare comportamenti virtuosi o mettere in guardia da possibili pericoli nascosti nel mondo esterno. La fiaba è una narrazione originaria della tradizione popolare e grazie alla sua indeterminatezza di tempo e di luogo, può essere ambientata con successo anche in epoca moderna.
Ad esempio, il bosco può non essere quello reale, in cui oggi di norma i bambini non si inoltrano da soli, ma quello virtuale del web, dove i bambini si addentrano quotidianamente e senza una mappa o la guida di un adulto esperto, posso rischiare di perdersi o di fare brutti incontri.
Il lupo cattivo oggi può essere uno sconosciuto che cerca di adescare i minori in rete con modi gentili, per rubare loro dati sensibili (indirizzo di casa ad esempio) o avvicinarsi a loro utilizzando false identità (come fa il lupo nella fiaba travestendosi da nonnina).
La fiaba è uno strumento familiare ai bambini, che aiuta a comprendere meglio gli insegnamenti, celati da metafore, che vogliamo dare ai ragazzi. Dalla fiaba, attraverso il racconto di esperienze personali di alcuni bambini che hanno avuto incontri spiacevoli o si sono persi nel bosco del web, si è passato a parlare di emozioni, spiegando quali sono le emozioni principali, perché le proviamo e quali emozioni muovono dentro i video visti online, i videogiochi, i messaggi scambiati su WathsApp o altri social, ecc…
L’intervento si è concluso ricordando ai bambini l’importanza di condividere con un adulto esperienze o emozioni che li hanno turbati e non esitare mai a chiedere loro un aiuto o un consiglio o una spiegazione quando sentono dentro che qualcosa non va.
Durate gli interventi in presenza l’insegnamento non è mai unidirezionale, ma a doppio binario: il pedagogista insegna ai bambini, cercando di seminare conoscenze utili e di andare loro incontro con uno sguardo accogliente, mentre loro, grazie alla condivisione sincera delle loro emozioni, idee ed esperienze, riescono a portare l’adulto nel loro mondo di bambini, insegnando sempre qualcosa di nuovo, con semplicità, chiarezza e dolcezza.



