Adolescenti e costruzione della propria identità: come sostenerli senza essere invadenti? (a cura di: Dott.ssa Sonia Marengo)

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti: cambia il corpo, cambiano gli amici e i giochi, cambia il modo di pensare, di vestirsi, di comportarsi. E cambia inevitabilmente il modo di stare in relazione, con i pari e con i genitori, soprattutto con i genitori.

Noi adulti e genitori rimaniamo spesso spiazzati da questo cambiamento: fino a ieri avevamo un frugolino/a con le guanciotte che portava rumore e sorrisi in casa e che soprattutto ci voleva sempre con lui/lei, chiedendo allo sfinimento: “giochi con me?”. Ora abbiamo un ragazzino/a che ci guarda con diffidenza, risponde a monosillabi, dice che non capiamo niente, chiude la porta della camera e non ci vuole assolutamente fra i piedi.

Cos’è successo? Come comprendere e cercare di aiutare i nostri figli in questa delicata fase di passaggio, dall’infanzia alla maturità?

Prima di tutto bisogna cercare di capire cosa sta succedendo dentro il corpo e la mente del ragazzo/a che abbiamo di fronte.

L’adolescenza è una terra di mezzo, un luogo dove non si è più bambini, ma non si è ancora l’adulto che si diventerà. E allora la domanda sorge spontanea: “chi sono davvero?” e “chi voglio diventare? Cosa voglio essere?”.

Queste domande portano insieme un senso positivo di curiosità e voglia di esplorazione, ma anche un senso negativo di angoscia e di vuoto.

E mentre sono sdraiati sul divano o sul letto a pensare come grandi filosofi (mentre a noi sembra che non stiano facendo nulla!), trovare la strada può essere veramente difficile, anche per via delle pressioni che arrivano dall’esterno, dai social media alla scuola, dalle aspettative della famiglia a quelle degli amici… tanto che trovare la propria strada può sembrare una “mission impossible”.

Noi genitori, davanti a questo cambiamento rimaniamo un po’ spiazzati, vorremmo aiutarli, suggerendo spesso ciò che è giusto per noi (ma magari non per loro), diventando talvolta invadenti e non lasciando loro il giusto spazio di manovra. A volte ci sentiamo infastiditi dai loro comportamenti escludenti, a volte ci sentiamo inadeguati, senza le giuste risposte e a volte anche preoccupati.

In questi casi bisogna fare un bel respiro e avere semplicemente fiducia in loro. La tela che avevamo dipinto noi per loro nell’infanzia, scegliendo con cura le attività da fare, gli sport, gli amici, i pomeriggi al parco, i vestiti, i giochi, dovrà necessariamente essere squarciata, per dare la possibilità al nuovo adolescente che sta nascendo di dipingere la sua nuova tela, con i suoi colori, le sue passioni, i suoi desideri, anche se saranno diversi dai nostri.

I nostri ragazzi si stanno costruendo la propria identità, esplorando nuovi ruoli, nuovi luoghi reali o immaginati in cui essere, in cui sperimentarsi, testando valori, desideri, aspirazioni, fino a trovare una versione di sé che li rispecchi e li faccia stare bene con se stessi.

Per alcuni di loro sarà più facile tracciare il cammino davanti a sé e capire chi vogliono essere, per altri ci vorranno anni di tentativi e fallimenti, prima di capire cosa veramente funziona per loro, prima di riuscire a sviluppare un’identità solida e autentica.

Inoltre, nel suo cammino di scoperta, l’adolescente deve fare i conti con molteplici influenze esterne, oggi molto pressanti e ingannevoli: i social che mostrano un mondo tanto perfetto quanto finto, gli amici, la scuola e persino il confronto con i modelli di successo che vedono online. Tutto può contribuire a creare un senso di inadeguatezza e insicurezza che lo porta a non sentirsi all’altezza, cercando di conformarsi a standard irrealistici di perfezione.

Infine, il desiderio di senso di appartenenza al gruppo, molte forte in adolescenza, può portarlo ad assumere comportamenti o valori distanti da lui, ma che prova ad indossare ugualmente per non sentirsi un “looser”, un diverso, un escluso.

Come genitori, è importante comprendere questo quadro complesso e come queste influenze esterne possano influire sulla costruzione dell’identità. Quando i nostri figli cercano di “adattarsi” per piacere agli altri o di riflettere immagini ideali che vedono online, è facile per loro perdere di vista chi sono davvero.

Il compito del genitore, quindi, è semplicemente quello di sostegno e guida nel riconoscere le pressioni, le trappole dei social e nel distinguere tra ciò che desiderano veramente e ciò che fanno per compiacere gli altri. Parlare, dialogare, costruire un pensiero critico attraverso domande aperte, dove non esiste una risposta giusta o sbagliata, ma esiste “la mia e la tua risposta e vanno bene entrambe”.

In pedagogia il pensiero è lo strumento operativo applicativo per eccellenza, quello che permette di dialogare con me stesso, di darmi una forma, di sostenermi e pensarmi e ri-pensarmi in chiave educativa e formativa. Un altro strumento sono domande maieutiche, ovvero le domande aperte, quelle dove non c’è una risposta giusta e proprio per questo stimolano il pensiero critico e aprono le porte del cuore, del proprio sentire.

Chiediamo ad esempio cosa pensano del fatto di doversi conformare o no agli altri e alla società, cosa vuol dire essere autentici, essere se stessi, come portare avanti un proprio pensiero, chi vogliono essere, quali sono i loro desideri e come pensano di fare per avverarli.  Queste domande sono piccoli passi verso la costruzione di un’identità solida e vera. Limitiamoci poi ad ascoltare la loro versione, lasciandoli liberi di esprimere i propri sentimenti e le proprie idee, senza giudicare e senza manipolare la conversazione per fa sì che rispondano ciò che vogliamo noi.

È quindi importante per noi genitori:

    • Creare un dialogo aperto e positivo rispettando le idee dei figli. Lasciamo da parte i sermoni e i bei discorsi che non fanno una piega, ma che loro non hanno voglia di sentire perché sono discorsi da adulti, non da adolescente.
    • Dare spazio alle loro scelte anche se non ci piacciono o se noi avremmo fatto in modo diverso
    • Cercare di comprendere e interessarci al loro mondo social: cosa fanno online i ragazzi? Cosa guardano? A cosa giocano? Potremmo scoprire mondi interessanti.
    • Cercare di essere una guida, un faro nella tempesta, una presenza discreta ma costante. Non un amico, non un capo che gli dice quello che deve fare, un genitore con un ruolo educativo solido e chiaro.

Tutto ciò ricordando sempre le sane parole di Winnicot, pediatra e psicanalista britannico: “non è necessario essere un genitore perfetto, basta essere un genitore sufficientemente buono”.

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